p 259 .

  13 . Colombo e la percezione degli indiani.
  Da:   T.   Todorov,   La   conquista   dell'America.   Il   problema
dell'"altro", Einaudi, Torino, 1984 .
     
         L'incapacit   di  comprendere  le  altrui   culture   e   la
         convinzione della propria superiorit, sempre presenti  nelle
         descrizioni   di   Colombo  e  degli  altri   viaggiatori   e
         conquistatori, sono state messe a nudo dal semiologo  bulgaro
         Tzvetan  Todorov.  Nelle seguenti pagine lo  studioso  rileva
         l'assimilazione  al  paesaggio  ed  alla  natura  dei  nativi
         incontrati nelle scoperte dal navigatore genovese,  e  quindi
         la  sottovalutazione delle loro religioni, culture e leggi  -
         in sostanza della loro qualit di uomini civili.

Colombo  parla  degli  uomini che vede solo perch,  dopotutto,  fanno
parte  anch'essi  del  paesaggio. I suoi accenni agli  abitanti  delle
isole  sono sempre inframmezzati alle sue notazioni sulla natura:  fra
gli  uccelli  e gli alberi vi sono anche gli uomini. "Nell'interno  vi
sono  molte  miniere  di metalli e innumerevoli abitanti"  (Lettera  a
Santngel,  febbraio-marzo 1493). "Continuamente  in  queste  scoperte
fino  ad allora era andato di bene in meglio, tanto per le terre,  gli
alberi,  i  frutti  e i fiori, quanto per gli abitanti"  (Giornale  di
bordo,  25  novembre 1492). "Quattro o cinque di queste  radici  [...]
sono  molto gustose ed hanno lo stesso sapore delle castagne.  Ma  qui
sono  molto  pi grandi e migliori di quelle che aveva  trovato  nelle
altre isole, e l'Ammiraglio dice di averne trovate anche in Guinea, ma
qui  erano grandi come una coscia. Afferma anche, di questa gente, che
eran  tutti  robusti e valenti" (16 dicembre 1492). E' chiaro  in  che
modo   vengono  introdotti  gli  esseri  umani:  per  mezzo   di   una
comparazione, che serve a descrivere le radici. "I marinai videro  che
le  donne  maritate portavano mutandoni di cotone, ma non le  ragazze,
eccettuate alcune che avevano gi diciott'anni. C'erano dei mastini  e
altri  piccoli  cani, e videro un uomo che aveva  nel  naso  un  pezzo
d'oro, che poteva avere la grandezza di mezzo castellano [castigliano:
moneta  d'oro  del  regno  di Castiglia]" (17  ottobre  1492):  questa
menzione  dei  cani  in mezzo alle osservazioni sulle  donne  e  sugli
uomini indica bene il registro nel quale questi saranno integrati.
     Significativa   la prima menzione degli indiani: "Subito  videro
gente  nuda" (11 ottobre 1492). Era vero, ma  rivelatore che la prima
caratteristica di quel popolo che colpisce Colombo sia la mancanza  di
abiti,  i  quali  a  loro volta sono un simbolo  di  cultura  (di  qui
l'interesse  di  Colombo per le persone vestite, che avrebbero  potuto
essere  un po' meglio assimilate a ci che si sapeva del Gran Khan;  
un  po'  deluso di aver trovato solo dei selvaggi). E la constatazione
ritorna:  "Vanno ignudi, uomini e donne, come le loro madri  li  hanno
partoriti"  (6  novembre 1492). "Questo re e tutti gli altri  andavano
nudi  come la loro madre li aveva fatti, e cos anche le donne,  senza
alcuna  traccia  di  vergogna" (16 dicembre 1492): le  donne,  almeno,
avrebbero  potuto fare uno sforzo... Le sue osservazioni si  limitano,
non  di rado, all'aspetto fisico delle persone, alla loro statura,  al
colore della pelle (molto pi apprezzato quando  pi chiaro, cio pi
simile  al  suo). "E sono del colore degli abitanti delle Canarie,  n
neri n bianchi" (11 ottobre 1492). "Erano decisamente pi belli degli
altri;  tra loro videro due giovani donne, bianche come spagnole"  (13
dicembre 1492). "Ci sono alcune donne molto belle" (21 dicembre 1492).
E  conclude con sorpresa che, bench nudi, gli indiani sembravano  pi
simili a uomini che ad animali.
     [...]
     Fisicamente  nudi,  gli indiani - agli occhi di  Colombo  -  sono
anche  privi  di  ogni  propriet culturale: sono  caratterizzati,  in
qualche modo, dalla mancanza di costumi, di riti, di religione  (e  in
ci  vi  una certa logica, perch per un uomo come Colombo gli esseri
umani  si  vestono in conseguenza della loro espulsione  dal  paradiso
terrestre,  che  poi all'origine della loro identit culturale).  C'
inoltre la sua abitudine di vedere le cose cos come gli conviene di
     
     p 260 .
     
     vederle;  ma    significativo che questa abitudine  lo  porti  a
costruirsi  l'immagine della nudit spirituale. "Mi parve che  fossero
gente  molto  povera  di ogni cosa, - scrive in  occasione  del  primo
incontro  con  gli  indiani; e aggiunge: - Mi parve  che  non  abbiano
alcuna  religione" (11 ottobre 1492). "Questa gente    molto  mite  e
timida,  nuda, come ho detto, senza armi n legge" (4 novembre  1492).
"Non  hanno  religione e non sono idolatri" (27  novembre  1492).  Gi
privi  di lingua, gli indiani si rivelano anche sprovvisti di leggi  e
di  religione;  e  se  hanno una cultura materiale,  essa  non  attira
l'attenzione  di  Colombo pi di quanto lo interessi la  loro  cultura
spirituale:  "Essi portavano delle balle di cotone filato, pappagalli,
lance  e  altra cosette, che sarebbe noioso mettere per iscritto"  (13
ottobre  1492):  l'importante,  naturalmente,  era  la  presenza   dei
pappagalli. L'atteggiamento di Colombo nei confronti di questa cultura
,   nella  migliore  delle  ipotesi,  quello  del  collezionista   di
curiosit,  e  non  si accompagna mai a un tentativo di  comprensione:
osservando per la prima volta delle costruzioni in muratura (nel corso
del  suo quarto viaggio, sulle coste dell'Honduras), si accontenta  di
ordinare che ne venga staccato un pezzo da conservare per ricordo.
     Non  desta  meraviglia  che  tutti questi  indiani  culturalmente
vergini, pagina bianca in attesa dell'iscrizione spagnola e cristiana,
si  somiglino  fra  loro. "Tutta questa gente  affine  a  quella  gi
menzionata.  Sono dello stesso tipo, egualmente nudi e della  medesima
statura"  (17  ottobre 1492). "Vennero molti di questi  abitanti,  che
sono  simili  a  quelli delle altre isole, nello stesso  modo  nudi  e
dipinti" (22 ottobre 1492). "Questa gente, dice l'Ammiraglio,  ha  gli
stessi caratteri e gli stessi costumi di quella incontrata prima"  (1
novembre  1492).  "Costoro sono simili agli altri che  avevo  trovato,
dice l'Ammiraglio, e credono anch'essi che noi siamo venuti dal cielo"
(3 dicembre 1492). Gli indiani si assomigliano perch sono tutti nudi,
privi di caratteri distintivi.
     Misconoscimento,  dunque,  della cultura  degli  indiani  e  loro
assimilazione  alla  natura; con queste premesse, non  possiamo  certo
attenderci   di   trovare  negli  scritti  di  Colombo   un   ritratto
particolareggiato della popolazione. L'immagine ch'egli  ce  ne  offre
obbedisce,   in   parte,  alle  stesse  regole  che  presiedono   alla
descrizione  della  natura: Colombo ha deciso  di  ammirare  tutto,  e
quindi in primo luogo la bellezza fisica. "Erano molto ben fatti,  con
corpi  molto  belli e volti molto graziosi" (11 ottobre 1492).  "Tutti
altissimi, gente veramente bella" (13 ottobre 1492). "Erano gli uomini
e le donne pi belli che avevano trovato sinora" (16 dicembre 1492).
     Un  autore  come  Pietro  Martire,  che  riflette  fedelmente  le
impressioni  (o i fantasmi) di Colombo e dei suoi primi  compagni,  si
compiace di dipingere scene idilliache. Cos, ad esempio, descrive  le
indiane che vengono a salutare Colombo: "Erano tutte belle. Si sarebbe
creduto di vedere quelle splendide naiadi o quelle ninfe delle fontane
tanto  celebrate  nell'antichit. Tenendo in  mano  grandi  ciuffi  di
palme,  che  portavano mentre eseguivano le loro danze accompagnandole
col  canto,  piegarono  le ginocchia e li presentarono  all'adelantado
[comandante della spedizione].
     Questa  ammirazione, aprioristicamente decisa, si  estende  anche
al  campo morale. Sono brava gente, dichiara di primo acchito Colombo,
senza  preoccuparsi  di  giustificare la sua  affermazione.  "Sono  il
miglior  popolo  del  mondo e soprattutto il pi dolce"  (16  dicembre
1492).  "L'Ammiraglio afferma che  impossibile credere  che  qualcuno
abbia  mai  visto  un  popolo  con tanto cuore"  (21  dicembre  1492).
"Assicuro  le  Vostre  Altezze che al mondo  non  c'  gente  o  terra
migliori di queste" (25 dicembre 1492): il facile nesso istituito  fra
uomini  e  terre indica assai bene in quale spirito scrive Colombo,  e
quanta poca fiducia si debba attribuire al carattere descrittivo delle
sue  affermazioni.  Del  resto, quando conoscer  un  po'  meglio  gli
indiani,  egli  cadr nell'estremo opposto, senza per  questo  fornire
informazioni  pi  degne  di  fede:  naufrago  in  Giamaica,  si  vede
"circondato  da un milione di selvaggi crudelissimi e  a  noi  ostili"
(Lettera rarissima, 7 luglio 1503). Certo, si resta colpiti dal  fatto
che  Colombo  non trova - per caratterizzare gli indiani  -  aggettivi
diversi dalla coppia buono/cattivo, che in realt non
     
     p 261 .
     
     dice  niente:  non  solo perch queste qualit  dipendono  da  un
determinato  punto  di  vista, ma anche perch corrispondono  a  stati
momentanei e non a caratteristiche permanenti; non sono il frutto  del
desiderio  di  conoscere,  ma  dell'apprezzamento  pragmatico  di  una
situazione.
